«A la guerre comme à la guerre» recita un motto nato in terra di Francia, dove di rivoluzioni e di guerre hanno sempre viva la memoria.
Nella violenza più efferata, espressa senza l’inibizione della morale e il freno delle regole, si coglie una libertà d’azione pari solo a quella dell’artista. Come può il comune senso civico illudersi di poterla arginare?
«Un recinto con un buco è ancora un recinto?» domandava provocatoriamente Ludwig Wittgenstein agli allievi nelle sue lezioni di logica.
Nel ripercorrere queste ed altre digressioni vorrei esternare un senso di malessere per quanto (nel nostro percorso) avverto di déjà vue: a) assente una vera analisi dei punti forti/deboli del gruppo, b) il procedere per inerzia secondo modalità acquisite, ma forse non idonee per tutte le stagioni, c) limitata rielaborazione degli obiettivi nel medio/lungo termine, d) strategia di comunicazione mancante in funzione di obiettivi vecchi e nuovi.

Lo spettro visivo annovera i molti elementi del disincanto che in estrema sintesi vanno dalla staticità (definita altrove pensiero vegetale) al procedere, con dispersione di energie vitali, senza appunto una adeguata strategia di comunicazione.
Non so stabilire quanto peso può avere la narrazione (aneddotica, poetica, romanzata) di un certo percorso nello smuovere gli animi e quanta parte invece tocca all’incisività delle idee di per se stesse, trasmesse attraverso un documento ben calibrato. Entrambe, narrazione e bontà delle idee, contaminandosi a vicenda concorrono a maturare gli eventi. Sono certo tuttavia di un fatto: quando i processi di elaborazione tendono a disperdere le energie, diventano faticosi e alla lunga logorano anche le persone più motivate.

Luca De Biase in Economia della felicità fa un’incursione nella blogosfera, ricavandone un’analisi dei media tradizionali e un’impietosa prospettiva per il loro futuro.
Tv, cinema e giornali vedono incombere un fenomeno di massa che mette in discussione i principi dell’informazione calata dall’alto, della pubblicità e del consumismo di massa. Internet, con i blog e i nuovi media digitali minacciano di travolgere il mondo mediatico così come si era sviluppato per quasi mezzo secolo. Il passaparola internettiano attraverso i nuovi strumenti arriva prima e in modo più trasparente a diffondere la conoscenza da un capo all’altro del mondo. I casi concreti si sprecano. Si potrebbero citare esempi di barriere frapposte da militari alla divulgazione della verità e reticenze delle autorità civili che sono state spazzate via, perfino derise, non da 007 stranieri, ma dalla rete internet. In passato gli studiosi hanno osservato i fenomeni dell’economia dal punto di vista delle risorse, dalla capacità di produrre beni di consumo alle dinamiche del mercato. “Il pubblico era un target passivo”. Avendo l’economia reale trascurato di guardare l’uomo nei suoi stati d’animo, insomma oltre i propri bisogni fisici, essa è stata additata come una scienza triste. La svolta, dal peccato originale dei padri economisti, ha portato a prestare maggiore attenzione al benessere, alla qualità della vita. Da qui scaturisce il tentativo di conciliare lavoro, tempo libero, relazioni umane.
 
Come/dove ci collochiamo noi, con il nostro agire, in tutto questo?

Il saggio di Luca De Biase, pubblicato da Feltrinelli, guarda/va allo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione che facilitano come mai era accaduto prima la crescita delle relazioni orizzontali, generando l’emergere di creatività e partecipazione. Arrivando a ipotizzare la nascita di un nuovo risorgimento. E se ne avverte/avvertiva il bisogno. Eravamo nel 2007, e sono trascorsi circa sette anni luce, in termini di era digitale, da quando queste considerazioni sono maturate! Nel frattempo i media si sono attrezzati (e continuano ad attrezzarsi) per cogliere ogni nostro pensiero, commento, fiore o foto segnaletica, battito di ciglia, respiro, dandoci persino l’illusione che stiamo partecipando alla stesura dei giornali, alla formazione di una coscienza civile, alle dinamiche socio-politiche.
Invece cosa accade nella realtà? Non andiamo a parare lontano! Dei giovani a noi noti (lo hanno raccontato loro stessi) promuovono un incontro pubblico per discutere delle forme della politica, dei meccanismi che stanno alla base delle regole del vivere in una società moderna. Sono accolti nelle stanze più riservate, del quotidiano a diffusione nazionale più importante del paese, e sono invitati – dal direttore, dal vicedirettore? – a seguire l’esempio di quei concittadini che si adoperano, materialmente, nel tempo libero a rattoppare/ripulire strade e giardini. Il messaggio neanche troppo velato è stato del tipo: ragazzi, lasciate a noi – Maître à penser – le questioni importanti.
Dov’è la lettura, l’approfondimento di tutto questo, da rivedere in controluce? Dov’è registrata la supplica di Manuela quando ha detto, alla vigilia dell’evento del 21 maggio, che dopotutto il manifesto non era da scrivere con il sangue! Quante felicitazioni riguardanti l’evento medesimo sono emerse, rintracciabili e condivisibili a futura memoria, almeno con l’intero gruppo degli aderenti? E’ avvertito un deficit di abilità comunicativa, di dispersione di fermenti, bollicine, oppure un’attività sobria, da carbonari, è sempre da preferire? Infine quante e quali sono le cose da proporre ed eventualmente da mettere in cantiere nel prossimo futuro?
Provo ad elencarne alcune (probabilmente ognuno ha una propria lista che vorrebbe condividere):
1.    costituire un gruppo di persone che provano a far decollare l’iniziativa “no doppio incarico” – perché cessi di essere uno strumento simile a quei cannoni del ‘700/’800 puntati verso il nulla, esposti sulle fortificazioni d’anteguerra per le foto dei turisti
2.    gruppo redazionale per il blog “le forme della politica” – non per creare una nomenclatura di redattori, bensì per dare ritmo e sostanza con pubblicazioni continue sugli argomenti per noi più sensibili
3.    contatti con altre associazioni – con affinità di temi e intenti per ricercare modalità di azione in comune
4.    raccolta periodica di materiali per una diffusione mirata (youtube, ebook, opuscoli ecc) – perché segnano una testimonianza e danno spessore alle diverse tappe del percorso intrapreso.

Circa le digressioni iniziali, è quanto mai opportuno fare proprio il detto: a casi estremi, estremi rimedi. Inoltre, un recinto con un buco rimane un recinto, ma il passaggio creato dal buco necessita (è lapalissiano!) una revisione dei comportamenti. Ci proviamo?