L’incontro del 19 dicembre u.s., tra gruppi (di giovani e meno giovani) interessati a FdP, si è rivelato una preziosa occasione di contatto. Il confronto di idee si è aperto a diverse letture interpretative dei mali che affliggono la politica e degli obiettivi che ci siamo posti. Nella molteplicità d’idee si è affacciata la necessità di un patto intergenerazionale che sappia coltivare una visione di lungo termine.

Il discorso introduttivo di Pino, dopo aver ribadito la riflessione filosofica del distacco dell’uomo moderno dalla responsabilità civile (Hannah Arendt), ha virato sullo studio dei meccanismi che stanno alla base della politica e ne condizionano l’attività.
L’osservazione (di Cesare) che l’esercizio della politica, come professione a vita, è la principale causa dei numerosi mali della società moderna, trova riscontro nel manifesto che il gruppo “Le Forme della Politica” si è dato. Le proposte di riforme delle regole della politica vanno nella direzione indicata e sono al centro del nostro progetto culturale.

Generoso l’invito di Jacopo, studente, a non recriminare troppo sul passato, ma di indagare il presente, e di appropriarsi di tutti gli spazi possibili per tornare a fare attività socio-politica in quanto, anche non occuparsene diventa una scelta (pessima) che ha le sue conseguenze (disastrose).
Alcuni studenti (Sara, Giacomo) si sono soffermati sull’esperienza che stanno facendo con la redazione del giornale scolastico nell’affrontare temi di economia e politica, su come ci si può sentire impreparati ad agire quando ci si confronta con le proteste di piazza, ad esempio quella del movimento del 9 dicembre, svolte a Milano, in piazzale Loreto, a due passi dalla scuola.
Non sono mancati i confronti tra i ragazzi di oggi e le riunioni a cui si è partecipati da giovane (’68 e dintorni). Ne è scaturito il suggerimento di rimanere sempre in ascolto, attivo, per capire le ragioni degli altri, piuttosto che spacciare le idee che vanno per la maggiore.
Le nuove generazioni, fa osservare Luigi, per motivi di calo della natalità non avranno dalla loro parte la forza dei numeri che hanno accompagnato quelle precedenti. I giovani, se vorranno incidere sulla società, dovranno allearsi con le vecchie generazioni, che hanno potere e mezzi economici per portare avanti delle battaglie. Da tenere sempre presente anche il livello culturale medio della società che sembra essersi notevolmente abbassato.
Senz’altro, gli fa eco la giovane Sara, è bene fare delle alleanze tra generazioni, ma aggiunge anche che se i giovani sapranno essere coesi potranno comunque incidere sulla realtà. Poiché l’accenno alle alleanze sembra puntare su obiettivi più ravvicinati, viene rammentato che il progetto è un lavoro culturale che non prefigura la necessità di risultati immediati (Edoardo). Il che sarebbe di intralcio a perseguire obbiettivi, di lungo corso, più ambiziosi.
Per fare ciò occorre modestia e senso del limite personale da parte di tutti.
Interessanti le riflessioni sul concetto del merito i cui eccessi, in una società puramente meritocratica, contribuiscono ad incrementare il gap di benessere tra strati sociali che non godono all’origine degli stessi strumenti educativi, trovandosi in contesti ambientali molto diversi. In una società matura bisogna pertanto poter coniugare merito e solidarietà.

In conclusione, se mai è esistito un ponte levatoio tra generazioni (gli uni a difendere il fortino dei privilegi acquisiti, i secondi tesi alla conquista di posizioni), è parso condiviso l’interesse non solo a mantenere abbassato il ponte, ma anche a percorrerlo nei due sensi.
In tale ottica diventa utile quindi accingersi a predisporre il terreno per fare nuovi passi in avanti. Ad esempio: a) ipotizzando di incontrarsi periodicamente, b) elaborando un modus operandi dove si mira a una comunicazione più efficace, che tenga conto anche degli strumenti della nuova tecnologia che il mondo giovanile maneggia con maggiore disinvoltura ed efficacia.
E già questo, per le finalità che tutti ci siamo dati, non sarebbe un traguardo di poco conto.

Alberto e Antonio