La recrudescenza della guerra in Palestina (Hamas-Israele) ed in Iraq (ISIS) ripropongono in questi giorni di strana estate un tema di politica estera che vorremmo ignorare ma che invece sta entrando di prepotenza sulla scena, non soltanto mediatica, suscitando reazioni difformi che produrranno inevitabilmente ulteriori fratture nel mondo occidentale, e nel nostro paese, tra quanti reagiscono, o vorrebbero reagire, respingendo con fermezza e durezza l’aggressione (e vedremo di che tipo di aggressione si tratta) e quanti invece cercano di dare agli accadimenti una interpretazione umanistica ed universalista, avulsa dai diversi contesti culturali ma determinata da una monocultura storica nata con la religione cristiana e trasformatasi nel tempo in forme anche diverse ma non per questo distanti.

In termini brutali ma chiarissimi, ci stiamo spaccando tra chi vuole allontanare il problema mediorientale respingendo al mittente senza pietà le masse umane che si stanno riversando sul nostro paese dal Nord Africa, facendo anche piazza pulita di quanti, provenienti da quelle aree geografiche si sono ormai insediati sul nostro territorio, e quanti invece sostengono religiosamente e/o politicamente la teoria dell’accoglienza promossa dalla Chiesa Cattolica, teoria che trova nella sinistra italiana una sponda convinta.
Questa frattura rischia di diventare molto grave e divisiva proprio quando, invece, sarebbe necessaria la massima unità di intenti per tentare di superare la altrettanto grave emergenza economica.
Questa frattura si approfondisce nella misura in cui il problema si estende dalle nostre coste e dai problemi di integrazione degli immigrati alle forme di intervento contro le forze prorompenti dell’integralismo islamico che stanno devastando intere regioni del Nord Africa.
In questi giorni Siria, Palestina, Iraq, Libia sono terra di nessuno, terra di scontri armati e di sangue dove la violenza cieca si sta esprimendo al massimo della sua capacità, mescolando conflitti tribali, di interesse economico, di religione, di ideologie in un mix inestricabile.
Le centinaia di militanti islamici residenti in Europa (Italia compresa) che si stanno muovendo verso quelle regioni per intervenire in quei conflitti ci danno la misura del grado di inquinamento che gradualmente la nostra società europea sta subendo ad opera di questa cultura antica ma rinnovata in chiave di violenza che possiamo chiamare Islam, o Jihad, o Sharia. La strategia dell’accoglienza porta in seno all’Europa anche le serpi velenose che non possono avere altro obiettivo se non quello, ancora inespresso, di colpire a morte col loro veleno le vittime inconsapevoli della loro cieca follia.
Stiamo combattendo, inconsapevoli, una guerra che non è la nostra, ma è contro di noi, su un terreno che ancora non è il nostro, ma è quello nordafricano, perchè nella strategia Jihadista il controllo islamico del Nordafrica appare la premessa per sferrare poi da una posizione di forza l’attacco all’occidente.
La nuova crociata inversa parte da sud, e non è ancora iniziata.
Ma gli italiani sono davvero consapevoli di quanto sta accadendo dentro e fuori dai nostri conflini ? Io credo di no. La cultura cattolica e di sinistra che permea la stragrande maggioranza della popolazione italiana è un formidabile anestetico nei confronti dell’aggressione latente in corso.
Questa cultura crede di poter stabilire con altre culture un dialogo basato sui suoi valori, e dimentica che i valori di altre culture possono essere radicalmente diversi ed opposti.
Appare ingenuo cercare di dialogare col leone come se la belva potesse capire le nostre parole, formulare ragionamenti umani, e negoziare i suoi comportamenti e le sue esigenze di feroce carnivoro con noi.
Si dice spesso che i musulmani sono una cosa e che gli estremisti islamici sono altro. Si e no.
Anche in ambito cattolico una cosa sono i cattolici comuni, quelli che neppure frequentano le chiese ma in chiesa si sposano e battezzano i figli ed i militanti di Comunione e Liberazione o di altre organizzazioni religiose militanti, tuttavia il sentire di fondo è il medesimo, gli atteggiamenti sono comuni e non riesco ad immaginare un possibile conflitto frontale, ancorchè ideologico, tra CL e gli altri cattolici. Allo stesso modo non esiste conflitto tra i musulmani comuni e gli Jihadisti. Le dissociazioni dalle manifestazioni di violenza, quando ci sono, e raramente, non sono dissimili da quelle dei cattolici comuni verso le derive integraliste di CL.
La differenza fondamentale però è che CL non ha in sè la cultura della violenza, mentre la Jihad si.
Negare che stiamo strisciando verso una guerra di religione inevitabile è a mio avviso negare un’evidenza scomoda. Oriana Fallaci fu profeta di quanto oggi accade, sulla base di quanto accadeva in tempi meno drammatici di quelli attuali. Oriana capì gli errori storici della sinistra ma il suo allarme non ebbe seguito.
Non bastano gli orrori di oggi per capire finalmente il senso dei suoi scritti ?
Ma c’è di più : la rivoluzione Jihadista si sviluppa in un clima favorevole che le permette di interpretare un ruolo che neppure forse immagina : quello di bandiera della nuova rivoluzione proletaria contro il capitalismo di matrice americana. La crisi economica è una fabbrica di poveri, che sforna a ritmo crescente. In Italia sono milioni, non so in Europa. Quando non hai nulla da perdere o poco da perdere, ogni bandiera è buona. Non dico che gli italiani si possano islamizzare in massa, ma credo che possano condividere le istanze rivoluzionarie Jihadste in chiave socialista nostrana avallando di fatto la progressione di quel progetto di distruzione ed aggravando quindi le condizioni stesse che ci hanno portato alla nostra crisi economica e sociale, bloccando qualsiasi tentativo di ricostruzione, economica e sociale. I sintomi di una involuzione grave e prolungata del nostro paese ci sono tutti : le forze sociali che vorrebbero opporsi a questo rapido declino mi paiono frammentate e con poco seguito.
Le prospettive per il futuro, purtroppo, appaiono tutt’altro che rosee. Mi dispiace concludere con questa visione pessimistica ma è davvero difficile trovare elementi che facciano sperare in un futuro migliore.