Il titolo è preso da un articolo in rete (http://rue89.nouvelobs.com). Essendo noi aderenti di FdP alla vigilia del nostro incontro annuale (in data tuttora da definire), c’è di che sospendere qualsiasi pourparler, preparativo, preventivo e consuntivo su temi trattati o da trattare nei mesi a venire.
Se il crollo della civiltà è dato per imminente, a che serve discettare di forme della politica, di riforme, con annessi e connessi?
Durante gli anni ottanta del secolo scorso mi ero avventurato ad anticipare un probabile testacoda nel percorso dell’umanità – la storia romanzata, cogliendo un mix di fermenti provenienti da Oltreoceano, sollevava interrogativi di fondo tra progresso e civiltà. Ma è di portata assai ben diversa l’entità del pericolo paventato da riflessioni molto più recenti, quali quelle trattate nel libro This changes everything * di Naomi Klein e, da tutt’altro punto di vista, nel libro Thermodynamique de l’évolution di François Roddier. Qui passiamo dall’urgenza di misure imposte dall’attualità contingente, alla prospettiva di un esito catastrofico, altamente drammatico. Quindi la posta in gioco non è l’arresto improvviso di una corsa divenuta troppo precipitosa, bensì la fine stessa della corsa.

Ecco alcuni estratti dell’articolo di Thibaut Schepman, giornalista di Rue89, e dell’intervista a François Roddier.
Roddier mette insieme economia, biologia e termodinamica per analizzare il nostro mondo e le sue ricorrenti crisi. Per lui, lo choc provocato dalla fine del petrolio avrà un impatto brutale, ma possiamo ancora sormontare la prospettiva di una caduta verticale.
Il giornalista gli ha chiesto di spiegare l’affermazione che l’uomo è una specie fortemente incline alla dissipazione d’energia; questa tendenza è tale da essere stata quantificata in 10 mila volte più del sole!
François Roddier cita a testimonianza gli studi dell’astronomo americano, Eric Chaisson. Il quale, esaminato a fondo il fenomeno, ha tracciato una curva dove si riscontra l’energia consumata per unità di massa; nel grafico si nota che lungo il filo della storia dell’universo sono apparse delle strutture capaci di consumare sempre più energia.
L’uomo è in cima, poiché è il solo ad avere un’industria, a costruire delle automobili, e ciò dissipa molta più energia. Quanto costa sollevare un’auto all’altezza della Tour Eiffel, ossia sollevare una tonnellata a 300 metri d’altezza? Costa 30 centesimo d’euro, il prezzo del chilowattora oggi [ogni francese consuma in media 7292 chilowattora all’anno]. Il che mostra quanto viene consumato e dunque come viene dissipata una quantità di energia considerevole. La dissipazione su grande scala con delle macchine è cominciata nel Medio Evo, con i mulini ad acqua, e dopo non si è fatto altro che accelerarne il trend.
Tutti gli organismi viventi cercano di dissipare il massimo di energia. Si può definire così la competizione darwiniana della specie. Quello che sopravvive è colui che consuma più energia. Tra gli animali, sono i grandi predatori che consumano più energia di tutti. Per le società umane, il paese che domina l’economia è anche quello che dissipa più energia, gli Stati Uniti.
Nei libri di termodinamica si trova spesso un piccolo disegno che mostra una locomotiva che avanza con l’informazione. La vita è una macchina che avanza con l’informazione.
Le civiltà crollano e si ricostruiscono grazie alla conoscenza. Dopo la caduta dell’impero romano la civiltà è stata ricostruita in seguito all’informazione custodita nei conventi e tramandata dai monaci amanuensi. Abbiamo rinvenuto tutto quello che i dotti greci dell’epoca, Archimede, Euclide, Platone e Aristotele hanno elaborato. (…) [Purtroppo] la quantità di energia dissipata è proporzionale alla quantità d’informazione prodotta.
(…)
La nostra moneta è adatta alla vita antica. Prima che tutto affonda occorre una seconda moneta per incoraggiare la nuova fase, quella dell’economia della funzionalità e delle nuove fonti d’energia, e non quella dove il denaro è detenuto dai capitalisti e dalla finanza. Ho chiamato questa moneta “enzima” (enzyme), essa sarebbe dedicata ai servizi e all’immateriale, mentre l’euro rimarrebbe riservato ai beni materiali, i beni la cui produzione necessitano una dissipazione d’energia. 
(…)
Le persone capiscono quello che va fatto localmente, ma [solo] quando si riuniscono e scambiano delle informazioni possono formare delle cascate, che sono delle prese di coscienza di massa. Quello che cerco di fare, cerco di scatenare una valanga. Ma le valanghe sono per natura impossibili da prevedere.

Fonte e articolo completo:
http://rue89.nouvelobs.com/2015/03/24/atteint-point-critique-leffondrement-civilisation-258304

* “Il nostro sistema economico e il nostro sistema planetario sono attualmente in guerra. O, per essere più precisi, la nostra economia è in guerra con molte forme di vita sulla terra, inclusa la vita umana”.

(libro pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo Una rivoluzione ci salverà)