Queste che seguono sono alcune note sul nostro portale http://www.leformedellapolitica.it/ e sui criteri adottati nella gestione dello stesso. Sulle ali dell’ortodossia del momento, suona meglio se vengono definite: job description? Finalità: quella di fare un resoconto, al netto dei tentativi di sviluppo realizzati, o realizzati solo parzialmente. Resoconto utile, forse, anche a fornire alcuni requisiti da salvaguardare per dare continuità, nel caso dovesse concretizzarsi la necessità di migrare i dati in un nuovo formato web.
(Web Master: Fabio. Redattori: Alberto, Antonio, Fabio)
Spirito e impostazione
Innanzitutto è bene tenere presente che il sito FdP è nato sotto il nome “formAzione” ad indicare il concetto di “forma” accompagnato dall’esigenza di tramutare le idee in “azione”. Il termine formazione  racchiude in sé anche l’indicazione di un percorso di ricerca e di studio, da intraprendere da parte delle persone che aderiscono al progetto, ed evidenzia la natura culturale e civile del progetto stesso.

Successivamente si è scelto il nome “le forme della politica”. Tuttavia il sito ha mantenuto lo spirito e l’impostazione iniziali (così pure l’ambizione!) di svilupparsi come un portale. Ossia uno spazio internet posto a un crocevia che sappia accogliere individui e gruppi che si muovono con iniziative parallele o simili.
Le sezioni a lato “I nostri blog” e “I blog amici” stanno lì a confermare questa impostazione. Ma non solo. “Vi suggeriamo…” e la categoria “pratica-mente” testimoniano la nostra attenzione, apertura e proiezione verso l’esterno.
Le categorie rappresentano da un lato il core business delle nostre attività (la riforma dei partiti, la riforma dello stato, la legge elettorale), e dall’altro portano avanti l’intento di formazione culturale e civile detto sopra. Cliccando su ogni categoria si potrà leggere, di ciascuna, la definizione precisa.
Criteri ed orientamento di selezione
La raccolta dei materiali pubblicati hanno ovviamente tenuto conto in primis delle attività svolte e dei concetti di formazione già espressi. L’orientamento è andato verso la ricerca, la produzione, la preferenza di riflessioni filosofiche-politiche, analisi, tesi, critiche costruttive, proposte, testi documentati che mantengono nel tempo validità sia nell’esposizione dei fatti sia nelle argomentazioni.
In linea di principio abbiamo scoraggiato la pubblicazione di sfoghi d’animo, espressioni colleriche senza proposte, critiche fine a se stesse, di cronache e commenti del giorno dopo. (Per l’attualità ci sono i media: tv, radio e quotidiani). In questi casi, pochi per la verità, abbiamo sempre fornito risposta scritta e indicato motivazioni ed esempi da seguire.
Poiché  si vuole favorire la partecipazione (il portale dà la possibilità all’utente d’inserire da sé degli articoli), ognuno è libero di postare da sé i testi.
Sono emersi più volte temi e pareri discordi (ad esempio sull’euro , vedi “piazza Europa”), oppure, talvolta, diventa palese la collocazione politica degli autori. Per quanto è possibile abbiamo cercato di bilanciare le posizioni sollecitando articoli, valutazioni e commenti di segno opposto.
Scelte veloci ed obbligate, firmate: Redazione
Il focus è sempre sulla coerenza di gruppo. L’interrogativo è se , agendo in un modo piuttosto che in un altro, si dà conferma dell’immagine consolidata, cioè in sintonia con quanto si è fatto e si fa.
All’atto pratico, quando è nata la necessità di segnalare iniziative  promosse da altri (eventi, petizioni, ecc.), di solito abbiamo fatto un rapido consulto, e alle prime risposte positive, si è presa la decisione.
(A parer dello scrivente) resta facoltà dell’utente di segnalare, a nome proprio, iniziative di eventi, petizioni, ecc… che s’inquadrano nell’ambito della cultura civile.

Potenzialità e limiti
I numeri mensili, sia dei visitatori (500-600) sia dei contatti (700-800), sono scarni. I dati raccolti si basano su statistiche fornite da google analytics negli ultimi 12 mesi. Non sappiamo come i dati vengono elaborati; quello che si può dire è che sono oggettivamente presi da fonti esterne, ed il trend da un anno all’altro tende al raddoppio.
La percezione può viaggiare più lontano delle nostre gambe. Le potenzialità e i limiti della rete stanno proprio qui. Non si pensa di voler bluffare, ma di dover mantenere i contatti, di cogliere spunti e contributi di qualsiasi provenienza. E di cavalcare l’onda.
Al gruppo dei più assidui (cd coordinatori) è chiesto di partecipare alle riunioni almeno una volta al mese. Va senza dire anche la richiesta di raccogliere istanze e sollecitazioni che vengono formulate negli articoli e nei commenti postati sul portale FdP. Per non procedere in direzioni divergenti.
Ad es. l’articolo sul linguaggio usato nelle leggi rilanciava un tema (vedi nostro 1° convegno) del Comitato Scientifico Società Libera. Questo il commento di Giuseppe Costarella: 2015-05-25 15:31
“Per porre freno ad una consuetudine che, per come ampiamente dimostrato nell’articolo in commento, presenta gravi problemi di compatibilità costituzionale, appare urgente richiamare l’attenzione delle forze politiche, dei sindacati e dei cittadini pensosi dell’avvenire della nazione, perché facciano sentire la loro voce a tutela della legalità, invitando il governo a portare all’esame del parlamento norme agevolmente comprensibili, che non esigono la mediazione di interpreti professionali. Utile appare, poi, indirizzare petizioni al Presidente della Repubblica per chiedergli di non firmare leggi che siano state formate ed approvate senza il necessario dettagliato, circostanziato esame. Di queste iniziative potrebbe rendersi meritoria promotrice l’associazione Le Forme della Politica”.
Suppongo che queste istanze vadano raccolte e, laddove ci sono i presupposti, esaminate e fatte proprie da tutto il gruppo. Almeno come adesione di principio. Tanto più che il tema era stato identificato sin dal primo evento pubblico “Convegno Forme e Riforme” da uno dei relatori, Umberto Vincenti, quale problema eluso dai padri costituenti: La forma rappresenta il modello, lo stampo per costruire qualcosa. Quando ci si serve della forma scritta, il problema diventa il linguaggio.
Il ‘blog’ dovrebbe non solo favorire lo scambio di opinioni, ma anche intercettare fermenti e idee prese qua e là con il brio e la complicità di una pluralità di persone, per fare sì che chi ci trova, poi ritorni.
Si può fare di più. Dare spazio al dinamismo movimentista con segnalazione di petizioni su temi caldi, senza necessariamente prendere una posizione. Per guadagnare visibilità, a volte si tratta di adottare piccoli accorgimenti.  Allo stesso tempo bisogna elaborare strategie da verificare periodicamente. Newsletter cadenzate, postare le riflessioni prima sul blog e poi sui S/N, creare un personaggio redazionale* che coglie il paradosso/la freddura/la nota di spirito settimanale. Un trafiletto di poche righe, con eventuale premio finale, es. verificando quello che  colleziona più “mi piace”.
* ( si accolgono proposte )

PS: Se siete arrivati fin qui nella lettura, aggiungo che la pubblicazione di questo testo risponde anche al tentativo di contribuire, per linee più esterne ed autonome, al dibattito travagliato tuttora in corso su rielaborazione di idee, assetto organizzativo e gestionale del gruppo FdP. Il diavolo si nasconde nelle forme – anche in quelle apparentemente più semplici ed innocue. Tanto vale allora sollecitare, quanti si riconoscono negli intendimenti già manifesti, a dare un maggiore apporto collaborativo e redazionale.