Alcune aree importano armi ed esportano profughi. Come non vedere una correlazione tra esercizio del potere e le dinamiche per mantenerlo ben saldo? A qualunque costo.

Dei primi 100 produttori di armi al mondo, nessuno ha sede in Africa. Solo uno è in Sud o Centro America. Quindici sono nei paesi alleati e nei protettorati dell’Asia (la Cina non è inclusa nella lista). Tre sono in Israele, uno in Ucraina, e tredici in Russia. Sessantasei si trovano tra gli Stati Uniti, l’Europa occidentale, e il Canada. Quaranta solo negli Stati Uniti. Tra i primi 30 produttori, diciassette sono negli Stati Uniti. Sei dei primi 10 mega-speculatori sono negli Stati Uniti, gli altri quattro sono in Europa occidentale.(Fonte)

Il generale di Corpo d’Armata Fabio Mini, ex capo di stato maggiore del Southern Command della NATO ed ex comandante delle truppe KFOR in Kossovo, ha ammonito del pericolo di un’escalation di quella che definisce una “Guerra mondiale” già in corso, che può sfociare in un conflitto nucleare. Mini traccia anche un collegamento con la dinamica del potere dei mercati finanziari sugli stati nazionali. In un’intervista con Enzo Pennetta, sul suo sito “Critica Scientifica”, Mini dice che “a cominciare dalla guerra fredda che i paesi baltici hanno iniziato contro la Russia, dalla guerra “coperta” degli americani contro la stessa Russia, dai pretesti russi contro l’Ucraina, alla Siria, allo Yemen e agli altri conflitti cosiddetti minori o “a bassa intensità” tutto indica che non dobbiamo aspettare un altro conflitto totale: ci siamo già dentro fino al collo. Quello che succede in Asia con il Pivot strategico sul Pacifico è forse il segno più evidente che la prospettiva di una esplosione simile alla seconda guerra mondiale è più probabile in quel teatro. Non tanto perché si stiano spostando portaerei e missili (cosa che avviene), ma perché la preparazione di una guerra mondiale di quel tipo, anche con l’inevitabile scontro nucleare, è ciò che si sta preparando. Non è detto che avvenga in un tempo immediato, ma più la preparazione sarà lunga più le risorse andranno alle armi e più le menti asiatiche e occidentali si orienteranno in quel senso.
Il gen. Mini indica la causa della Guerra nella “forte resistenza al cambiamento in senso multipolare da parte delle nazioni più ricche ed evolute come da parte di quelle più povere”, che è un altro modo di definire l’opposizione geopolitica al nuovo paradigma definito dai BRICS.

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