Il costante, progressivo aumento delle tasse sulla casa, di cui i contribuenti hanno amaramente piena contezza, è un dato incontestabilmente certificato da più associazioni che hanno studiato il fenomeno certificando che le tasse sulla casa (chiamate nel corso degli anni con sigle diverse-  Imu, Tasi, Tari – hanno subito negli ultimi tre anni uno spropositato, incredibile aumento che si aggira (secondo le stime del CODACONS) intorno al 177%.

L’annuncio fatto dal presidente del Consiglio sull’abolizione della Tasi sulle prime abitazioni e sulla contestuale generale riduzione anche delle imposte sugli immobili di proprietà, non può che essere accolto con fiducia ed entusiasmo, anche se, dopo aver ascoltato le prudenti dichiarazioni del ministro Padoan e quelle preoccupate degli amministratori locali (che rivendicano la necessità di conservare il gettito percepito fino ad oggi dalle imposte sulla casa, ritenuto indispensabile per poter assicurare una adeguata e corretta amministrazione di regioni, province e comuni), alla legittima esultanza è subentrata una prudente, preoccupata attesa per i provvedimenti che dovrebbero essere emanati.

Se, come da più parti ipotizzato, per conseguire la conservazione del gettito da parte degli enti locali, necessario per garantire il funzionamento dei servizi, l’eliminazione della Tasi e dell’Imu potrebbe costringere il governo ad inasprire la pressione fiscale locale, con la conseguenza, davvero paradossale, che dalla eliminazione di due tasse scaturirebbe l’aumento di tutte le altre imposte locali, ed in buona sostanza, l’obbligo per i cittadini di pagare una tassazione più alta di quella attuale.

In attesa che gli annunciati provvedimenti siano varati e circostanziati, non resta che sperare che le promesse si traducano in atti concreti e non sia vanificata la speranza dei cittadini.

Avv. Giuseppe Costarella – Soverato (CZ)