L’argomento “trasparenza”, di metà agosto, qui di seguito riportato non riguarda il riflesso delle acque marine: non si vive di solo mare pulito tutto l’anno. Rendere accessibili e abbordabili i dati della pubblica amministrazione non è, né sarà mai, cosa semplice. A dispetto del vecchio adagio che recita “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, chi ci prova merita il nostro appoggio.

Il progetto “trasparenza” è nato da una discussione nel blog (http://www.civicum.blogspot.it) a seguito della prima inchiesta su Mafia Capitale e si è proposto, anzitutto, di verificare in quale misura le informazioni reperibili nei siti dei Comuni italiani, a partire da quello romano, consentissero ai cittadini di esercitare il ruolo di controllo loro attribuito da un decreto legislativo del 2013.
La ricerca ha messo in evidenza che, in generale, i dati disponibili non sono sufficienti e soprattutto sono spesso difficilmente reperibili oppure aggregati in modo tale da risultare poco comprensibili. Prevale ancora una logica formalistica per cui i Comuni si preoccupano di adempiere agli obblighi di pubblicazione che la legge impone, senza però porsi il problema di quale uso potrà esserne fatto dai cittadini desiderosi di informazioni.
Anche di questo problema si è parlato in un interessante convegno  sulla trasparenza organizzato in aprile dalla Regione Lombardia in cui il Dott. Pilloni, Responsabile Sistema dei Controlli, Anticorruzione e Trasparenza di questo Ente, ha giustamente sostenuto l’esigenza di applicare le norme in modo sostanziale e non solo formale, andando anche oltre i meri obblighi di legge, al fine di garantire un’effettiva accessibilità e intelligibilità delle informazioni.

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