A seguito delle anticipazioni del rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno, presentate il 30 luglio 2015, che fotografava un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento (nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno ancora negativo (-1,3%), con un divario record al 53,7% rispetto al resto del Paese; i consumi delle famiglie meridionali crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria al tracollo con un calo del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord; con una crescita che dal 2001 al 2013 è stata meno della metà di quella della Grecia; donne e giovani fuori dal mercato del lavoro; nascite al minimo storico da 150 anni), si apriva un ampio dibattito, caratterizzato anche da ampia polemica, innestata soprattutto dai risoluti e dolorosi richiami di uomini di cultura (tra i quali Saviano), che addebitavano con ragione alla politica di trascurare da tempo il Sud.

 

Dopo pochi giorni, il 7 agosto, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel ruolo di segretario del Pd alla direzione nazionale del partito, anche in risposta ai richiami, definiti “piagnistei” di Roberto Saviano, dopo aver premesso: “non ci sono notizie ad effetto perché affrontare il problema del Sud semplicemente con notizie ad effetto significherebbe tradire un problema che è molto più complesso”, annunciava l’impegno solenne: “il 15 o il 16 settembre mi piacerebbe che il Pd uscisse con un vero e proprio masterplan per il Sud con una serie di iniziative concrete”.

Tale impegno veniva avvalorato e confermato il 9 agosto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,Graziano Delrio, il quale smentiva ogni dubbio sulla serietà e fattibilità dell’impegno assunto da Renzi, dichiarando a “La Repubblica”: “i piani sono sulla scrivania del governo. Renzi è stato il primo premier fisicamente presente nelle aree di crisi del Sud ogni tre mesi. Nel 2014 abbiamo chiuso l’accordo con l’Europa per oltre 50 miliardi di fondi europei, fatto la programmazione, messo in piedi l’Agenzia per la coesione”. La conclusione non lasciava scampo a equivoci: “Nessun rinvio, dunque”. Una nuova assicurazione veniva fatta da Renzi il 7 settembre nella partecipazione a ‘Porta a Porta’. 

Pur fidando nelle autorevoli, rassicuranti promesse, nessuno poteva ipotizzare interventi prodigiosi in pochi mesi, ma la amarezza e la delusione è dolorosamente forte, soprattutto in considerazione degli ultimi dati pubblicati in questi giorni nell’Eurostat Regional Yearbook 2015, nei quali si evidenzia che in Sicilia, Calabria e Campania il tasso di occupazione delle persone tra i 20 e i 64 anni (42,4% nel 2014) è il più basso di tutte le regioni europee, e nei quali si sottolinea che in Italia c’è un divario di oltre trenta punti tra l’area con il tasso di occupazione più alto (Bolzano, al 76,1%) e la Sicilia. Su appena sei regioni in Europa con il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni inferiore al 50% – sottolinea Eurostat – quattro sono in Italia, Puglia (con il 45,7%, ndr), Campania (42,7%), Calabria (42,6%) e Sicilia mentre una è in Spagna (Ceuta) e una in Grecia ((Dytiki Ellada). Il dato è legato anche alla scarsissima occupazione femminile con appena il 29,6% delle donne tra i 20 e i 64 anni in Sicilia che lavora. Calabria e Sicilia sono anche fra le regioni maglia nera d’Europa sul fronte del numero dei giovani che non lavorano, non studiano e nemmeno seguono una formazione. Secondo Eurostat, i ragazzi fra i 18 e i 24 anni, i cosiddetti “Neet” (Not engaged in Education, Employment or Training), nell’Ue si ritrovano soprattutto in due regioni della Bulgaria (45,7%), una in Romania, nelle isole Azzorre in Portogallo e in Italia nel Mezzogiorno, specie in Calabria e Sicilia, dove i Neet superano quota 40%, contro una media europea del 16,3. L’Italia ha anche il più ampio divario regionale per la disoccupazione giovanile (15-24 anni): in Calabria raggiunge il 59,7% a fronte del 12,4% di Bolzano.

A questo punto non resta che augurarsi una migliore e più sollecita attenzione per i problemi che affliggono il Sud dell’Italia, non trattandosi di piagnistei ma di comprovata constatazione della insufficiente azione per migliorare la pesante condizione che, per inadeguata conoscenza o per superficialità, non viene convenientemente contrastata.

Giuseppe Costarella