Il pamphlet Contro le elezioni: Perché votare non è più democratico di David van Reybrouck metta a nudo il “paradosso della democrazia”: tutti sembrano aspirarvi, ma verso cui nutrono crescenti dosi di scetticismo.
Coincide con il pensiero di numerosi studiosi di politica contemporanea. Ne citiamo uno per tutti. Il filosofo e professore di Princeton University, Sheldom Wolin, in Democrazia Spa (2011), nel fare una radiografia del potere negli Stati Uniti, pone l’interrogativo (pleonastico) se la democrazia nordamericana sia da prendere a modello o non sia piuttosto “un’incarnazione fortemente equivoca”. Il peso delle multinazionali, dalle risorse che superano quelle di molti paesi, si manifesta attraverso l’operato delle lobby e del mercato.

Tralasciamo la defunta “primavera araba” dove, in Tunisia ed Egitto, vi sono state delle elezioni, ma si è presto toccato con mano il “lato oscuro del nuovo sistema”.
Le democrazie occidentali attraversano una duplice crisi, di legittimità e di efficienza. L’UE già colpita da due sconfitte referendarie, nel 2005, in Francia e nei Paesi Bassi, ha visto la crisi economica accentuare la diffidenza dei cittadini sia verso le istituzioni centrali sia verso quelle del loro stesso paese. Le elezioni del giugno 2010, in Belgio, hanno prodotto una situazione di stallo di anno e mezzo, prima che si sia riuscito a formare un nuovo governo.
L’inizio del XXI secolo vede una ridotta sovranità degli stati-nazione. All’incapacità politica di affrontare i problemi strutturali, si somma una “sovraesposizione del triviale” favorita dal sistema mediatico e da logiche di marketing.

La democrazia è come l’argilla, una materia da modellare secondo le epoche, è il pensiero cardine del libro di van Reybrouck.
Il quale però poco si sofferma sull’affastellarsi di trattati internazionali che sovrastano gli Stati, sempre meno sovrani, e poco analizza il pullulare di micro gruppi, associazioni, movimenti, che sporadicamente si coagulano in azioni mirate, ma assai di rado riescono ad agire in maniera continuativa. E ancor meno s’interroga sull’incalzare della ricerca scientifica, e sull’innovazione che sempre più condiziona il cittadino.

Fior fiori di scienziati sono impegnati nel comprendere ed imitare i processi della natura. E’ una rincorsa frenetica tra élite e il resto del mondo. La massima ambizione dei burattinai è quella di disporre di macchine pensanti per accrescere potere e fortune. Ma robot ed umani imparando ciascuno dai propri errori, progrediranno di pari passo nelle loro specifiche capacità, e saranno altrettanto incerti nello sciogliere i nodi della politica? Quanti hanno davvero il sentore che i margini di manovra si stanno progressivamente assottigliando?

Per chi vuole approfondire:  Nanotecnologie e nanismo politico