Non di solo libri si tempra lo spirito dell’essere umano. Lo sport forgia caratteri, esalta virtù e vizi, sia in chi lo pratica sia nello spettatore. Ecco un illuminante articolo sul rugby.

Il rugby tra sport, politica, letteratura e immaginario collettivo
di Giuseppe Ciarallo

“Uno spettacolo magnifico: balletto, opera e all’improvviso il sangue di un delitto”. (Richard Burton)

Strano sport il rugby. Strano e paradossale, a cominciare dalla sua regola fondamentale che impone ai giocatori di avanzare sul terreno di gioco passando la palla… rigorosamente all’indietro! Sport per gente paziente il rugby, con mentalità operaia, razza che conosce la fatica indispensabile per conquistare ogni centimetro di campo, poco per volta, in una estenuante guerra di logoramento, proprio e dell’avversario. Mica come il calcio o, peggio, il più sbrigativo football americano (che qualche profano confonde – orrore! – con il rugby), sport ‘mentalmente capitalisti’, per persone che hanno fretta, che non hanno tempo da perdere, discipline nelle quali il passaggio in avanti è consentito e può risolvere sbrigativamente e in un’unica soluzione il gioco d’attacco e la segnatura, avendo solo, si fa per dire, cura di evitare l’aggressiva violenza dei difensori.
Ma sono tante le affascinanti chiavi di lettura che si possono dare alla regola numero uno del rugby. Una potrebbe essere quella secondo la quale il futuro (la linea di meta, che è di fronte a noi) può essere conquistata solo volgendosi all’indietro (cioè verso le proprie radici, verso il passato dal quale dovremmo sempre attingere per non ripetere gli errori). Un’altra interpretazione potrebbe riguardare una sorta di disposizione all’umiltà, come a dire ‘vai pure avanti, ma ricordati di fare sempre un passo indietro per non passare da arrogante’.

Per continuare la lettura – http://www.rivistapaginauno.it/rugby.php
Fonte – Paginauno n. 24, ottobre – novembre 2011

En passant, qualche considerazione aggiuntiva derivante dalla pratica del calcio e del ciclismo.