Il partito è un tipico prodotto della modernità.

Cos’è un partito in senso moderno e più specificamente un partito politico ?

Si tratta in primo luogo di una realtà nuova che ha come condizione la formazione di Stati moderni che devono regolare una società civile sempre più variegata e complessa.

Il partito politico moderno canalizza e assorbe il dibattito sulle idee e sulle proposte per governare e controllare lo Stato e per impedire che un governo si trasformi in una dittatura che smantella la temporalità delle cariche ed il ricambio politico che sono elementi ineliminabili della democrazia. Il partito eredita dunque la pluralità delle dottrine politiche moderne offrendo diverse visioni dello Stato e del suo funzionamento e si propone come un elaboratore, a volte originale, di quelle dottrine.

La pluralità è dunque condizione fisiologica del partito. Ma attenzione: è una condizione che può essere “sospesa” per la torbida tendenza interna a qualunque partito o fazione ad occupare sempre più potere.

La democrazia è una visione d’insieme che non appartiene intrinsecamente al partito il quale può tendere a identificarsi con lo Stato diventando “unico” ed escludendo di fatto o di diritto i partiti concorrenti.

Quindi il partito è una forma aggregativa che tende naturalmente ad ampliare il proprio potere fino ad impossessarsi dello strumento fondamentale del potere politico che sono le istituzioni dello Stato e può far questo abolendo le regole costituzionali o formando costituzioni funzionali al proprio progetto di potere e di fatto asservite alla logica straripante del partito-stato o partito guida. (basti pensare alla costituzione Russa del 1936).

Riconosciuta questa temibile possibilità, annidata proprio nel cuore di quello che voleva/doveva essere uno strumento di democrazia, si è in grado, partendo proprio dai principi democratici, di individuare e definire la dimensione patologica della “ forma-partito” che è una reale possibilità che il partito possiede di controllare e assoggettare l’intero Stato e tramite esso l’intera Società.

Uscire dall’orizzonte moderno è una precondizione perché la modernità ha ignorato, in primis filosoficamente, i limiti delle istituzioni politiche che essa stessa ha prodotto creando un sistema strutturalmente instabile e alla lunga ingestibile, un sistema dove la crisi non è dinamismo e crescita, ma sofferenza sociale ed impotenza.

L’idea di un’uscita dalla modernità come concreto progetto culturale viene dalla consapevolezza che il problema del ritardo della politica sta nelle “forme patologiche” che caratterizzano l’intero sistema sociale moderno e nella pressoché assoluta inconsapevolezza di questo problema.

In altre parole, nella modernità non è stato individuato il livello delle “Forme”, ciò significa che molte persone e molti studiosi continuano a guardare ai “contenuti” e quindi ai “particolari” senza inserirli nel contesto formale da cui dipendono. L’illusione è quella di poter cambiare e migliorare i contenuti senza affrontare e modificare le “Forme” che permettono e sostengono quei contenuti; si imboccano cosi strade completamente improduttive.

Nella teoria politica si può notare la mancanza di una chiarezza proprio sulla definizione di un meccanismo patologico, definizione che non è stata mai sviluppata. Più in dettaglio possiamo dire che la teoria non ha visto le conseguenze di un carattere della società moderna applicato ai partiti. In effetti la società tende a costituire sottoinsiemi dotati di precisi confini che vivono una vita propria( la teoria delle sfere o dei sottoinsiemi è praticamente accolta da tutti i politologi) e tendono per intrinseca natura, ad espandersi e acquisire potere a scapito dell’ambiente, cioè del resto della società. Se questo dato fosse emerso e se il “partito” fosse stato ricondotto ad un sottoinsieme sociale, ne sarebbe derivata la sua pericolosità che dipende dalla caratteristica speciale dei partiti, rispetto a tutte le altre sfere della società, di commerciare con le istituzioni dello Stato. Commerciare fino ad occuparle del tutto.

Le possibilità negative legate alla formazione del partito moderno furono ignorate perché esso fu ricondotto alla libera espressione della società mentre fu giustamente messa in evidenza la valenza democratica e partecipativa che il partito rende possibile perché consente ai cittadini di partecipare, valutare, inserirsi nella discussione sulla società e controllare le istituzioni della Stato; non si può negare questa valenza ed è corretto dire che non c’è democrazia senza partiti, occorre però conoscere tutte le possibilità della forma-partito e non solo quelle positive.

Pino Polistena