Di seguito la Versione iniziale del  Manifesto fondativo di FdP risale a Maggio del  2013.

Un numero sempre crescente di persone nei Paesi occidentali fa uso della propria libertà ritirandosi dal mondo e dagli obblighi nei suoi confronti. Ognuno di questi ritiri provoca una perdita per il mondo che si può quasi dimostrare“.

Hannah  Arendt

 

Questo manifesto è rivolto a tutti coloro che non intendono sottrarsi agli obblighi verso il mondo, ma anzi vogliono capire meglio la realtà che li circonda e come sta evolvendo la società globalizzata.

La proposta che segue non sarebbe necessaria se le  idee e le riforme da noi elaborate fossero entrate nella coscienza civile e politica del nostro paese. Purtroppo non è così, ed è proprio il deficit di cultura politica e civile a rendere indifferibili progetti come il nostro.

 

Ecco, in sintesi, gli elementi  che contraddistinguono la nostra proposta:

 Formazione e autoformazione continua

 Vogliamo favorire un’analisi profonda della società, la cui complessità impone un processo di formazione continua delle persone. I caratteri della “modernità” spingono gli individui all’indifferenza per i fenomeni complessivi. Da qui la necessità di una “formazione” intesa non come erogazione di idee da parte di qualcuno, ma come condivisione sociale di riflessioni e progetti.

L’analisi  di cui questo manifesto è espressione mette in luce la presenza di precise patologie nei sistemi politico-istituzionali della modernità; si tratta di  patologie molto antiche, e spesso ignorate, che vale la pena di analizzare. Sono patologie politiche, e non di natura etica, come invece credono molte persone che non ne hanno colto le “forme”.

Il loro effetto perverso caratterizza la storia della modernità, che nel Novecento è culminata in due  sanguinosi conflitti mondiali.

 

  • L’analisi delle patologie: le forme

Le patologie di cui parliamo riguardano in prevalenza le forme,  in particolare le forme della politica.

Oltre alla formazione, puntiamo dunque  sul concetto di “forma”, cioè su un modo diverso di vedere e di affrontare i problemi politici e istituzionali della nostra epoca.

Il luogo sconosciuto della “forma” (che non va intesa come causa, e neppure come evento) ci può mostrare senso e natura delle istituzioni politiche, consentendoci di approfondire i concetti stessi di politica e di democrazia.

Siamo convinti che tutto quanto attualmente grava sui popoli, come sulle persone, dalle tasse eccessive, al degrado culturale e scolastico, alla mancanza di lavoro e ai diritti negati, quali ad esempio il diritto alla salute,  non sia che il tratto finale di processi riguardanti le forme politiche, ossia quell’ambito ancora poco indagato che deve diventare oggetto di ricerca e di ri-forme.

Sappiamo bene quanto sia difficile comunicare un approccio come il nostro alla gente, la cui attenzione, anche a causa dei pesanti condizionamenti mediatici, è rivolta essenzialmente ai fatti più facilmente percepibili perché più immediati, e non alle “forme”, cioè agli ambiti che li generano.

Ci sforzeremo di rendere accessibili le nostre idee, tanto nuove quanto difficili da divulgare, e a nostro avviso necessarie per comprendere l’oggettiva problematicità della situazione politica e sociale del nostro paese, come del pianeta.

L’adesione a questo documento implica semplicemente  un’attenzione allo studio dei problemi  posti, nella speranza di poter incidere politicamente o di costituire un elemento di pressione per realizzare le riforme di cui ci facciamo promotori.

Con gli  amici che condividono il nostro progetto cercheremo, nel prossimo futuro, di darci un’organizzazione minimale sulla base di  precise regole.

 

3)  L’individuazione delle riforme

L’analisi delle forme politiche e dei valori delle moderne democrazie mostra la necessità di riforme che purtroppo non sono ancora mai state individuate, o che non è mai stato possibile realizzare.

Citiamo qui le più rilevanti e urgenti per la politica in Italia, ricordando che se invece di effettuare tali riforme si continuerà a parlare demagogicamente di contenuti finali o di semplice ingegneria istituzionale, la crisi sarà destinata ad aggravarsi.

Ecco alcune delle riforme più urgenti:

 

–        Cambiamento della forma-partito mediante una legge sui partiti.

–        Distinzione tra carica partitica e carica istituzionale, per loro natura incompatibili.

–        Distinzione tra ruolo esecutivo e ruolo legislativo, anch’essi incompatibili.

–        Abolizione delle province.  

–        Rispetto del mandato

–        Limiti ai mandati istituzionali elettivi

–        Recupero del sorteggio per alcuni enti o istituzioni

–        Sottrazione delle 90 mila nomine alla designazione partitica

–        Governi di legislatura

–        Costituzionalizzazione del ritorno periodico alla vita civile

–        Riduzione degli apparati istituzionali

 

E’ appena il caso di notare che mentre le più semplici di queste riforme sono entrate nel lessico della protesta e proposta politica, le più importanti (come il rispetto del mandato e la distinzione tra partito e istituzione) sono ancora ignorate e non fanno parte delle proposte politiche.

Abbiamo dunque il compito culturale e sociale di diffondere queste  idee, la cui importanza non è ancora emersa.

4)  Una visione del futuro

L’elemento temporale proprio della politica è il futuro. L’attuale crisi si deve al fatto che il presente  occupa tutti gli spazi e tutte le energie. Perciò il nostro tentativo non è  limitato al momento attuale, ma si contraddistingue per una visione a più ampio raggio nella speranza che si possa sviluppare negli anni una democrazia più matura, capace di gestire l’immensa complessità sociale di cui siamo parte. Nella nostra concezione e terminologia, il futuro migliore cui ambiscono le persone si realizza soltanto se si individuano e si cambiano le forme, le quali hanno una diversa temporalità rispetto agli eventi e proiettano i loro effetti proprio in quell’avvenire dove sono destinati a vivere e a crescere i nostri figli, nipoti e pronipoti. A loro sono dedicati gli sforzi e i pensieri di oggi

 

Milano, 21 maggio 2013.